Non solo riempire, ma stimolare la pelle e ridefinire i contorni del volto. Il Dott. Carmine
Mele spiega il ruolo
dell’idrossiapatite di calcio nei nuovi protocolli di medicina estetica.

Per anni parlare di filler ha significato soprattutto parlare di volume.
Oggi, invece, la medicina estetica
sta cambiando direzione: sempre più pazienti desiderano un viso fresco e
definito, ma senza quell’aspetto eccessivamente pieno che rischia di modificare
i lineamenti.

In questo
scenario si inserisce l’idrossiapatite di calcio, utilizzata in medicina estetica
anche attraverso prodotti come Radiesse, con un approccio che può unire
ridefinizione dei contorni
e biostimolazione dei tessuti.

Non solo volume:
cambia il concetto
di filler

L’obiettivo dei nuovi protocolli non è necessariamente quello di riempire.

L’idrossiapatite di calcio può essere utilizzata per lavorare sul sostegno dei tessuti e, secondo indicazione e modalità d’impiego, stimolare la produzione di nuovo
collagene.

Questo consente
di affrontare il ringiovanimento del volto con una filosofia differente: migliorare la qualità
e la struttura dei tessuti senza appesantire i lineamenti.

Radiesse e la biostimolazione del collagene

Radiesse è un filler a base di microsfere di idrossiapatite di calcio inserite
in un gel veicolante. Oltre all’effetto iniziale legato al
prodotto, l’idrossiapatite svolge un’azione biostimolante che favorisce la
produzione di collagene.

A seconda
della tecnica e della diluizione utilizzata dallo specialista, il trattamento
può quindi essere inserito in protocolli differenti, dalla ridefinizione di alcune aree del volto al miglioramento della qualità cutanea.

La parola chiave
diventa così rigenerazione, più che semplice
riempimento.

Un volto definito, ma senza effetto
“gonfio”

Uno degli obiettivi più richiesti oggi è valorizzare la linea mandibolare e i contorni
del viso mantenendo un risultato naturale.

“Il paziente
contemporaneo non vuole necessariamente più volume”, spiega il Dott. Carmine
Mele, specialista
in chirurgia plastica ed estetica. “Molto spesso chiede
maggiore definizione, una pelle più compatta e un miglioramento che non
alteri la propria fisionomia.”

Per questo motivo anche la scelta del prodotto
deve essere inserita
in una valutazione complessiva del volto.


Non esiste
un filler adatto
a tutti

Età, anatomia, qualità della pelle
e caratteristiche dei tessuti cambiano
da persona a persona. Di conseguenza, anche il trattamento deve
essere personalizzato.

“Prima di utilizzare qualsiasi prodotto bisogna capire
cosa serve realmente al paziente”, sottolinea il Dott. Mele. “Aggiungere volume dove non è necessario può compromettere l’armonia. La medicina
estetica moderna deve essere precisa e rispettare le proporzioni.”

L’idrossiapatite di calcio rappresenta quindi uno degli
strumenti a disposizione dello specialista, non una
soluzione universale.

La nuova estetica punta sulla naturalezza

La tendenza sembra ormai
chiara: meno trasformazione e maggiore attenzione alla qualità dei tessuti.

Biostimolazione, collagene e definizione diventano
protagonisti di una medicina estetica
che punta a preservare l’identità del volto,
intervenendo soltanto dove necessario.

Ed è proprio questa,
secondo il Dott. Carmine Mele,
la direzione da seguire:
utilizzare prodotti e tecnologie
non per costruire un volto diverso, ma per accompagnare in modo naturale
l’evoluzione di quello che già abbiamo.

Per approfondire il trattamento con Radiesse e le sue applicazioni, è possibile consultare la pagina dedicata del Dott. Carmine Mele.

Press Office a cura di NotiCaMania


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