La cantautrice varesina Laura Bono torna sulla scena musicale con «Luna Park», il nuovo singolo pubblicato per l’etichetta Orangle Records e disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale, incluso Spotify. A ventuno anni di distanza dalla sua prima affermazione al Festival di Sanremo, l’artista riaccende i motori della propria produzione solista con un brano viscerale, incentrato sulle distanze, sulle parole non dette e sulla ricerca di una seconda opportunità all’interno dei legami sentimentali.

Dagli esordi a Sanremo alla rinascita artistica di Laura Bono

All’inizio del 2005 la cantante, allora ventiseienne, fece un ingresso dirompente nel panorama musicale italiano grazie a una voce ruvida e graffiante, capace di conquistare subito il pubblico. Con il brano «Non credo nei miracoli» ottenne la vittoria nella categoria Sanremo Giovani e conquistò il quinto posto nella classifica generale del festival, dando alle stampe il suo primo disco con la casa discografica EMI. Quel successo travalicò rapidamente i confini nazionali fino a raggiungere la top ten in Finlandia, catturando l’interesse di Vasco Rossi, il quale, dopo averla ammirata sul palco del teatro Ariston, volle incontrarla di persona per poi affidarle l’apertura di alcuni dei suoi concerti negli stadi.

A ventuno anni da quegli avvenimenti, quell’esordio ha dimostrato di non essere stato una meteora passeggera, bensì l’avvio di una carriera longeva, ricca di svolte profonde, concerti, pubblicazioni discografiche e passaggi televisivi. A partire dal 2017 questa evoluzione ha compreso anche l’esperienza con il quartetto vocale Le Deva, condivisa assieme a Verdiana Zangaro, Greta Manuzi e Roberta Pompa. Il progetto a quattro voci nacque proprio per distribuire decisioni creative, oneri e responsabilità professionali che fino a quel momento la musicista aveva sostenuto in totale solitudine.

Nel corso del tempo la sua scrittura non ha mai interrotto la propria attività. Nel 2023, riprendendo a firmare i propri brani da solista, l’autrice ha rivelato di custodire un catalogo imponente di oltre duecento brani inediti, rimasti da parte mentre il cammino individuale osservava una pausa. Questa vitalità compositiva si è confermata anche nel 2025, quando il suo brano d’esordio ha spento venti candeline, ricorrenza festeggiata attraverso una speciale ristampa del primo lavoro in doppio vinile e il lancio del singolo «Buona non buonanotte», aprendo la strada all’odierna uscita di «Luna Park».

Il ritorno alle sonorità rock e il disincanto della crisi di coppia

In questa traccia l’artista riabbraccia la sua espressione più autentica ed energica, fondata sulle radici del rock. Il pezzo è costruito attorno a chitarre decise, a un ritmo incalzante e a un timbro vocale ruvido che rifiuta ogni compromesso con le tendenze del momento. La sua voce sale di registro con disinvoltura viscerale, guidando l’ascoltatore all’interno di una riflessione universale che indaga la parabola delle relazioni a lungo termine.

La narrazione prende le mosse da una frase pronunciata spesso all’inizio di ogni grande legame sentimentale: «Noi non faremo come gli altri». Si tratta di quell’ingenua sicurezza iniziale che fa percepire il rapporto come invulnerabile, liquidando con presunzione le difficoltà delle altre coppie. Con il trascorrere degli anni, tuttavia, questa presunta unicità viene messa a dura prova, lasciando il posto al logorio dei giorni, alle incomprensioni reciproche e al silenzio.

La penna della cantautrice affronta il nodo centrale con estrema precisione, ponendo una domanda tanto disarmante quanto diretta: «Ma poi cosa è successo?». La crisi non scaturisce da un clamoroso tradimento o da una lite furibonda, ma dal lento depositarsi di chiarimenti rimandati e dalla stanchezza accumulata nel tempo. I due partner finiscono per assomigliare a «due tartarughe», serrati dentro corazze impenetrabili, prossimi nello spazio ma incapaci di raggiungersi.

La metafora della giostra e una visione d’amore senza formule magiche

Laura Bono Luna Park ph Press
Laura Bono Luna Park ph Press

L’immagine del luna park agisce per contrasto visivo e concettuale: all’esterno si muove la giostra con le sue luci al neon, la velocità e il movimento incessante, mentre all’interno si trova una coppia immobile, congelata in una paralisi affettiva. Il crescendo ritmico interviene per scuotere questo stallo, trasformando la carica del rock nella scossa indispensabile per chi non ha alcuna intenzione di arrendersi.

L’interrogativo conclusivo, «ti va di ballare?», unisce la spontaneità del primo incontro alla consapevolezza dolente del presente, rappresentando un estremo tentativo di verificare se fra quelle difese esista ancora uno spazio di intesa. Laura Bono decide volutamente di non definire l’epilogo della vicenda, lasciando la conclusione aperta: non vi è alcun conforto a buon mercato, ma soltanto l’emozione vertiginosa di un ultimo giro di giostra prima di abbandonare la corsa.

Se la precedente «Buona non buonanotte» metteva a fuoco le tracce nostalgiche di ciò che è stato, «Luna Park» fotografa un sentimento ancora vivo, dove i protagonisti hanno ancora il potere di decidere il proprio destino. A più di vent’anni dalla vittoria sanremese, la cantautrice riafferma la propria visione: se nel 2005 cantava di non credere nei miracoli, oggi ricorda che le storie non si preservano per un evento provvidenziale o mediante formule prodigiose, ma richiedono la fatica quotidiana di scegliersi e ritrovarsi. Con una solida consapevolezza artistica e centinaia di brani pronti per essere ascoltati, la musicista riattiva la propria giostra, affidando a ciascuno la scelta di salire a bordo per un nuovo giro.


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